medea

Non mi piace parlare di queste cose sul blog.
Non l’ho mai fatto e credo che questa sarà la prima e l’ultima volta.

Però è successo di nuovo.
E, stavolta, dovevo proprio dire come la penso.
Cioè, fondamentalmente, a me le madri che spingono i figli giù dal balcone, che li mettono in lavatrice, che li annegano nel lago o nel bagno, che li massacrano con un mestolo o a forbiciate, fanno una pena infinita.
Infinita.
Perché (ma è così difficile da capire?), assieme ai loro figli distruggono loro stesse.

Sono tutte donne depresse, e sole.
Anche se magari sono circondate da folle di parenti che le proteggono come fossero delle bambine.
Oppure sono sole, e basta.
Sono in cura, ma al telefono del dottore non risponde nessuno.
Sono in cura, ma con robe che intontirebbero un rinoceronte, tipo darkene, o serenase.

Abitano miniappartamenti in megacondomini di periferia, dove i muri sono di carta ma, guarda caso, nessuno ha sentito niente.
Eppure piangono, queste donne.
Piangono e gridano e imprecano, anche di notte, quando c’è silenzio.
E, comunque, devono tirare avanti una vita quasi normale.
Tanto normale che i vicini dicono sempre sembrava serena, una madre dolcissima.

Avete mai provato a passare settimane intere soli con dei bambini piccoli, senza nessuno con cui parlare?
Avete mai provato a chiamare otto volte l’assistente sociale trovando sempre e solo la segreteria telefonica, e a non essere mai richiamati?
A chiedere una psicoterapia all’asl e ad averne in cambio solo farmaci?

Chi non è mai stato sfiorato dal pensiero di strozzarli, i propri figli?
Beh, io sono convinta che la differenza stia solo tra essere sani, oppure no.
Essere sani non è un merito.
Essere malati non è una colpa.

Lo sapete che, nei centri dove sono ricoverate (o detenute) queste madri, queste Medee, come le chiamano i giornali, capita che quando "guariscono" e si rendono conto di quello che hanno fatto, cercano di farsi fuori?
E qualche volta ci riescono.

Allora mi fa rabbia leggere titoli come Confessione da brividi "Finalmente mi sono sentita libera".
Certo, che si è sentita libera.
Poveraccia.
Libera dalle voci.
Libera da una cosa urlante che non riusciva a contenere.
Libera da una vita di merda.
Libera da un dolore atroce che la sbranava, e che nessuno capiva.

Solo che, questo dolore, poi tornerà.
Ancora e ancora.
Anche se lei, ancora, non lo sa.

soundtrack: In fila per tre, Edoardo Bennato

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11 thoughts on “medea

  1. cybbolo ha detto:

    questo è un vero e proprio manifesto di civiltà e di solidarietà sociale.
    conoscendoti, anche se non tanto, per persona sensibile e intelligente, non mi sarei aspettato altro sull’argomento che non questa lucida analisi del fenomeno sulla base della comprensione seppure dolorosa.
    grande rispetto

  2. lorypersempre ha detto:

    Troppo spesso le donne sono il cuscinetto muto su cui si sfogano dolori, tensioni ed incomprensioni.Se pensi anche alle oltre 300 donne l’anno che in Italia vengono aggredite – spesso uccise – dal loro compagno o da un ex…
    Quanto al sistema sanitario ed assistenziale italiano, pfui.
    Leela

  3. beaUtrice ha detto:

    Vedi, Alga, io adoro la tua intelligenza . Intelligenza intelligente e intelligenza emotiva. Le sento in ogni parola che dici.

  4. utente anonimo ha detto:

    un tabu è tale proprio perché è una cosa che non può essere capita da tutti. un meccanismo funzionale ad evitare certi pericoli.
    però, come giustamente noti tu, ci sono persone che hanno il compito, anche professionale, di capire e di prevenire, al di là di ogni giudizio morale.

    estrellita

  5. cilvia ha detto:

    è come dici tu!
    alla fine la depressione è in agguato per tutte!! poi chi è sano reagisce, chi è malato non ce la fa!!! già, nè colpa nè merito!!!
    bhà!!!!

  6. missT ha detto:

    Alga ho gli occhi umidi…
    la tua analisi è così razionale, così lucida…..

    Ieri sera stavo pensando proprio al caso di quella madre e mi sono sentita addosso tutta la sua pena, la stessa che leggo da te adesso con le parole che io non avrei saputo scrivere, ho acceso la tv ed è c’erano le anticipazioni della Cesara che col suo ghigno (che a me è apparso morbosamente sadico) ha presentato quel caso, sottolineando che al tg ne avrebbero speigato i dettagli più “esclusivi” poi ha aggiunto una serie di notizie altrettanto penose, tre o quattro (ce ne fosse stata una non dico bella…almeno normale) e ha concluso con: notizie intererssanti, questo e tanto altro al tg ….

  7. elsecretario71 ha detto:

    quello che davvero rende l’uoimo diverso dall’animale è la possibilità di uccidersi. togliersi la vita. decidere quando e come staccare la spina.
    un figlio questa possibiltà te la toglie.
    mettere al mondo qualcuno ti obbliga moralmente x un certo numero di anni a vivere, finchè la tua creatura ha bisogno di te, finchè non sta in qualche modo in piedi da sola.
    ho sempre pensato che la vera e profonda ragione dell’infanticidio sia il desiderio più o meno conscio di riappropriarsi del diritto di vita e di morte sulla propria persona.
    non a caso molte di queste tragedie si concludono con un suicidio…

  8. Veejay ha detto:

    Viviamo in un mondo senza Dio.

  9. ladygabibbo ha detto:

    bè non ho parole…hai scritto le cose che sento e che non so esprimere. sei davvero una donna in gamba, ti abbraccio.
    io son stata fortunata, mio marito ès empre stato presente e affettuoso con me e con i figli e la miaa ncora nei momenti di stanchezza. io dico sempre che è stato soprattutto merito suo se io dopo entrambe le gravidanze mi sons entita bene da subito

  10. Monedula ha detto:

    E’ proprio quello che ho pensato quando ho letto di quella madre che li uccideva sistematicamente eppoi li metteva in freezer. E il suo compagno nulla, non si accorgeva di nulla…e i i vicini? e i parenti? Nulla, nulla di nulla. Ho pensato che lei doveva sentirsi invisibile. Una donna inesistente. Sola e inesistente. Gran bel post! Brava!

  11. amoleapi ha detto:

    oddio, invece di uccidere la figlia/figlio poteva uccidere se stessa, e lasciare una speranza di vita alla creatura.
    Secondo me, è invece cosa causata da egoismo, considerare il figlio proprietà privata, considerare il figlio un oggetto, alla stregua di una bambola da rompere piuttosto che regalare ad altri.

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