sapori e dissapori

Pronto.
Ciao, volevo dirti che al più presto ti do i soldi che hai speso per i libri dei kids.
Ho fatto i conti.
Hai trovato il cestino di fichi d’india che ti ho lasciato appeso al cancello?

Ah… erano da parte tua? Grazie.
Sai che non li abbiamo mangiati perché non capivamo chi li avesse portati e pensavamo che qualcuno magari volesse avvelenarci?

Il Dottor Chomsky sostiene che i tre uomini più importanti della mia vita hanno in comune una forte connotazione sadica che avrebbe determinato in me una certa tendenza al masochismo, cosicchè nella maggior parte dei casi finisce che mi faccio fare male o mi faccio male da sola.

Tanto per dargli ragione (altrimenti mi picchia sulle mani col righello) questa sera sono andata da sola in un enorme centro commerciale affollatissimo e ho fatto venti minuti di coda in una bolgia disumana controllando un attacco di panico, uno di agorafobia e uno di claustrofobia alla biglietteria di una multisala per poter vedere un film cretinocretinocretino.

Io lo sapevo, che era cretino, ma ero così triste che non avrei sopportato di vedere un film anche solo normale.
E poi era la mia prima serata libera da ventisei giorni in qua, mica potevo restare a casa, no?

Domani sera, nel mio piccolo paese di cowboys, esploderà nientepopòdimenoche la notte bianca (oh, wow.), con frizzi e lazzi (pare) fino alle sei di mattina.
Infatti, prima che cominci l’irreparabile, ho già organizzato un fugone come si deve.

Ci vediamo.

soundtrack: Alice’s restaurant, Arlo Guthrie

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