la casa dei nostri sogni

Il commercialista si nega.
Il prossimo colloquio di lavoro è lunedì mattina.

Si sta per aprire la voragine del weekend senza kids.
Quindi Alga decide di fare qualcosa, tipo una montagna di pesto che poi surgelerà.

Nel pomeriggio accetta l’invito della Pat ad andare in una cittadina confinante per vedere delle case da comprare.

Alga e la Pat si conoscono da una vita, a loro anche solo uno sguardo basta, per capirsi.
Alle quattro del pomeriggio comincia il pellegrinaggio.
L’impiegato dell’agenzia immobiliare è puntualissimo, giovane e alto.
Ha un’aria un po’ asettica e troppo spazio tra le narici e il labbro superiore, però ha un sedere fantastico.

Beh, insomma è quello che Alga ha sotto il naso per la maggior parte del tempo, dato che incede, come un principe consorte, a rispettosa distanza di tre metri dalla Pat.
La casa è per la Pat, non per Alga.

Prima casa.
Zona mica male, in pieno centro storico, facciata carina.
C’è pure un posto auto privato (all’aperto) compreso nel prezzo, che è centoventicinquemilatrattabilissimi.
Se uno vuole il box lo deve pagare altri trentamilanontrattabili.
Si scopre che il posto auto dista dieci minuti di scale in salita dalla porta di casa.
Quindi uno la spesa grossa se la deve trascinare fin qui? chiede la Pat.
Eh… risponde l’impiegato.
I tre entrano nell’alloggio.
Ci vivono delle persone.
Odore forte di peperonata.
La Pat bisbiglia: oddio, mi viene da vomitare…
Buio pesto.
Stanze minuscole.
Bagno inesistente.
Però ci sono un sacco di quadri di Padre Pio sulle pareti, ma così tanti che sembra un santuario.
Gli inquilini guardano i visitatori con aria spaurita.
La Pat finge di essere interessata, intanto, dietro la schiena fa le corna.
Saluti, ringraziamenti, uscita.

Seconda casa.

Zona così così.
Stradina interna di un corso di rapido scorrimento.
Purtroppo vicino ad una tessitura che fa casino ventiquattr’ore su ventiquattro (avete presente il rumore dei telai meccanici? No?).
Fa schifo già da fuori.
Stavolta, dietro la schiena, c’è un pollice verso.
Centotrentacinquemilanontrattabili
, però il box è compreso.
I tre entrano, l’alloggio è abitato.
Odore di fritto rancido.
Buio pesto.
La Pat guarda Alga con gli occhi strabuzzati.
Stanze minuscole.
Impianto elettrico non a regola.
La Pat sibila, lapidaria: due case, due cessi.

Volete vedere il box?
No grazie, fa la Pat.

Ma voi, precisamente, su cosa siete orientate?

Sta a vedere che le ha prese per una coppia.
La cosa, in mezzo a tutto questo squallore, non dispiace ad Alga.
Neanche un po’
.

🙂

soundtrack: Una casa in cima al mondo, Pino Donaggio

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3 thoughts on “la casa dei nostri sogni

  1. tiptop ha detto:

    ah ah…
    che strazio le ricerche di casa

  2. utente anonimo ha detto:

    certo che sarebbe tutto più semplice! 😉

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