tempesta

Fuori c’è il finimondo.
Fa un po’ paura, ma in fondo è bello.

Solo, vorrei che qualcuno mi abbracciasse.

Ora stacco, ché mi si cimisce il Mac 🙂

soundtrack: Love reign o’er me, The Who

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la divina commedia

Ho visto su google che hai scritto un libro.

Posso dire che la copertina fa vomitare?
Direi di sì.

Sono andata a pescarne dei pezzi.

Posso dire che scrivi da schifo?
Ma veramente da schifo, e chissà come te la tiri.
E, in soli due capitoli, ho trovato quattro termini che sono proprio miei.

Ma vergognati, va’.

soundtrack: Vafanculo con chi vuo’ tu, Squallor

qualcosa di travolgente

Che posso dire?
Ogni tanto capitano delle cose che chiamo miracoli-sorprese.
E io me li so godere, altroché.

La mia vita è piena di piccole sfighe a raffica (che sommate possono diventare kattivissime, però) intervallate, non si sa perché, da queste robe qui. Da queste fortune sfacciate.

Per esempio, ieri pomeriggio stavo sull’orlo delle lacrime per casi miei, quando è arrivato un pacco.
Un pacco pieno di cose profumate e assolutamente inutili.
Ma, proprio per questo, di grande valore.
Roba per coccolarmi con, sulle etichette, scritte parecchio allusive 😉

Un regalo inaspettato, senza alcuna ragione.
Un tivogliobene, out of the blue.

Quando ero piccola, se arrivava una sorpresa mi dicevano: è stata una stellina!
Che posso dire?
Grazie, tu.
🙂

soundtrack: Baby what a big surprise, Chicago

ultimo tango a parigi

Per quanto mi riguarda, questa è stata la mia ultima lezione di tango.

Ho cominciato cercando di prendere le massime distanze, anche perché continuavo a pensare alla bolletta del telefono che giace nella mia cassetta delle lettere e che non oso aprire.
E tantomeno leggere.

Johnny Depp saltellava, freddino, e mi suggeriva di sbieco le parole-chiave: gancio, panino, gira, gira ancora.
Ridacchiando gli ho sibilato che, in fondo, dopo nove mesi di scuola sono ancora una semianalfabeta del tango: capisco più o meno trequattro comandi.
Intanto pensavo che non c’è niente da fare: all’inizio hai bisogno di ballare con qualcuno che ti voglia un po’ di bene, per potersi perdonare a vicenda. O, se voler bene sembra un’espressione troppo grossa, almeno con qualcuno che pensa che sei simpatica.

Poi il Milan ha segnato il primo goal e la palestra è entrata in surround.
Il soffitto vibrava, il pavimento di legno ha chiarissimamente ondeggiato.
Il novantapercento dei maschi si è distratto e ha mollato la presa.
Le femmine, allibite, si sono ritrovate a brancolare in una specie di vortice, come uccellini sbatacchiati da un tornado.
C’è stato un fatale rimescolamento delle coppie e, nel bel mezzo del tafferuglio, mi sono ritrovata tra le braccia di uno sconosciuto.

Nel frattempo era partito un pezzaccio di Narcotango e questoquì, stranamente, mi faceva girare da dio.
Porcapaletta, l’incanto è tornato.
E mi ha acchiappata a dovere.

Ne abbiamo ballati seidifila, senza fermarci.
Sudando come lottatori di sumo e fissandoci negli occhi, piuttosto incazzati (magari anche lui aveva avuto, chessò, una giornata pesante).

Alla fine ero senza fiato, ma non avevo sbagliato un passo.
Quando gli ho domandato come mai fosse riuscito in cotanta impresa con me, che sono un noto tronco, mi ha risposto: sai, io con le donne sono cattivo.
Così, senza neanche sorridere.

Ah.

p.s.
il Milan deve aver vinto: qui nel mio paese di cowboys è tardi, ma le campane della parrocchia suonano a festa.
Che cavolo hanno vinto?

soundtrack: Ampia, Ivan Segreto

buone notizie

fiorifiori1fiori2

L’aria è calda e immota.
La sensazione di precarietà persiste.
Però, tra ieri e oggi, mi sono capitate delle belle cose.

Una vicina di casa semisconosciuta mi ha regalato queste fantastiche rose. Senza alcun motivo.

Ho ritrovato il sandalo numero due (in garage).

La Cilvia mi ha invitata, contro ogni mia codarda resistenza, ad un weekend spericolato.

Mi sono accorta che il mio paese di cowboys quando fa un po’ caldo fiorisce e rinasce. E tutti escono di casa.

Ho avuto un attacco di creatività malandrina (erano dieci anni che non mi capitava).
E una bella chiacchierata su gtalk, ieri sera, con una tipa che mi piace.

Alla radio ho sentito che Mick Jagger tempo fa ha infilato il suo pisello il un tubo di bambù pieno di api per farlo diventare più grosso. LOL.

Ho visto sul giornale la foto dei sessanta registi che hanno vinto la palma d’oro a Cannes e mi sono venuti i brividoni.

Sono andata a prendere Pietro a rugby e l’ho beccato che chiacchierava tutto rilassato e sorridente con una ragazzina.
Quando è salito in macchina gli ho domandato, con circospezione, se per caso la tipina gli piacesse.
Mi ha risposto: ma mamma, è un maschio, si chiama Emanuele.
Son proprio fusa (giuro, a me sembrava una femmina).
Quindi: ri-LOL.

Tornando a casa, ho ascoltato Sympathy for the Devil ad un volume indecente, ed è ancora una gran bella canzone, me la sono proprio goduta.

Beh, son buone notizie, dai.

soundtrack: Leaving on a jetplane, John Denver

in her shoes

minorchineLe mie adorate minorquine stanno per dire bye bye.
😦

Stupidamente le avevo scelte chiarissime (così vanno con tutto) però, dopo tre anni di onorato servizio, hanno dato forfait per troppe macchie e annerimenti vari.

Avevo sentito che la pelle morbida si può pulire con acqua e ammoniaca, ma non sono sicura.

Nel frattempo, ho buttato l’occhio su un paio di bellissimi sandalirasoterra che avevo comprato per la Cami due anni fa.
Due anni fa la Cami portava il quaranta abbondante, come me.
Ora porta il quarantatrè.

Complessivamente deve averli messi quattro volte.
Così, ho pensato (ingenuamente) di accattarmeli.

Troppo facile.
Dopo essere penetrata nella tana dei kids, nella quale la primogenita stava sdraiata a letto a studiare con le cuffie del cd player nelle orecchie e un film in tv sparato a palla, mi sono messa alla ricerca dei suddetti.

Ne ho trovato solo uno.
Non che non me l’aspettassi, la camera della banda bassotti assomiglia più a una discarica abusiva che a una stanza dove in teoria si dovrebbe vivere.
È che sono una romantica, e non so mai rinunciare al lieto fine.

Adesso devo decidere se continuare nella ricerca, e a questo punto magari travestirmi da Indiana Jones e armarmi di machete rischiando tra l’altro l’esaurimento nervoso.

Oppure buttare il sandalo.
E amen.

soundtrack: Restituiscimi i miei sandali, Edoardo Bennato