lezioni di tango 11

Grrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr.

Adesso basta.
La mia schiena non è la pulsantiera di un citofono.
Se mi segnali un ocho indietro cacciandomi le dita tra le scapole, mi lasci i lividi e in più non capisco cosa vuoi.
Non me lo fai capire neanche facendo uno zompo a sinistra.

Se faccio pressione sulla tua mano sinistra, non mi devi dire che ti faccio perdere l’equilibrio: sei un uomo, o un budino?
Se vuoi che faccia un bell’ocho avanti, devi lasciarmi lo spazio per farlo, no?

Non posso stare attenta io, a dove stiamo andando.
Abbiamo speronato il 70% delle coppie, mi sarei seppellita.
E per fare un panino, mi devi stoppare TU.
Altrimenti continuo a volteggiare all’indietro, capito?
Per favore, dammi almeno una gamba da scavalcare. Sennò che cazzo di panino é?

E il piede che mi stoppa, va di fianco al mio, non sopra.
Clarooooooooooooooooooooooooooooo?

Uffa.

p.s.
Avete già capito che ho ballato (beh, in questo caso "ballare" è una parola grossa) con Puzzola, vero?

soundtrack: Nun me scuccia’, Pino Daniele

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dressed to kill

Scusate, post frivolo*.
Ieri mia madre è impazzita.
Mi ha invitata a cena con i kids e dopo mi ha spalancato le porte dei suoi numerosi armadi.
In passato è stata una donna mooooolto vanitosa.
Ho ancora un ricordo proustiano di lei che mi veniva a baciare mentre ero già a letto, prima di uscire.
Profumava di Caron e aveva uno strepitoso vestito di chiffon nero con stampa di rose rosse.
Bionda platinata con lo chignon. Bellissima. Irraggiungibile.
E ieri sera mi ha detto le parole che qualsiasi bambina avrebbe sempre voluto sentirsi dire: prendi pure quello che vuoi.

Ero paralizzata.
Così, ho fatto una timida mossa. Per ora ho acchiappato solo questo pigiama palazzo dei primi Ottanta (poi si vedrà, per il vestito di chiffon sto prendendo la rincorsa) con i polsini alti e i bottoni-gioiello.

Signorine che passate di qui (e nella fattispecie Cilvia, Gine, Estrellita – credo di conoscere un po’ i vostri gusti): è o non è fikissimo?
Prima di andare a dormire, coraggiosamente, me lo proverò.


soundtrack: Absolute beginners, David Bowie

*(e piuttosto incasinato, sto imparando a scaricare e a postare foto fatte da me)

miracolo a milano

È stato un grande weekend 🙂
Ad ennesima riprova che, in fondo, la virtualità non esiste.
Ho conosciuto un bel po’ di persone molto più che piacevoli, e abbiamo fatto un sacco di cose. Ecco qua:

Casacilvia.
Una bella famiglia in una casa coloratissima, di quelle che piacciono a me.
Due gattine timorose e un cane golosastro.
Marco, il capo, che tra le altre cose è un cuoco da favola (per intenderci, l’unico maschio che mette i piatti a scaldare in forno quando prepara il risotto).
Il magico Tommi, asso del minibasket.
Pongo a Londra, ma presente online (mamma, sono collegato da sei mesi, c’è qualcuno che mi caga?).
E la Gine, beh che dire, una vera icona di stile.
Mi sono trovata subito a mio agio e ho benedetto il mio Mac e il web, che mi hanno dato la chance di conoscere gente così.
Unico neo ;-), la conversazione leggermente criptica a tavola. Esempio: ieri ho visto la Palla. Chi, la figlia dell’Uomo Cubo? No, la nipote della Gufa.
E poi grandi chiacchiere, fino alle quattro di mattina, con la Cilvia. Abbiamo dormito (si fa per dire) insieme, come si faceva ai tempi del liceo.

Shopping selvaggio con la Gine.
Erano secoli che non mi capitava. Siccome sono poco self-confident, nonostante i consigli delle due femmes  ho finito per comprare due paia di jeans, taglia 46 e 44 (mi vanno bene quelli più piccoli). Identici.

Minibarcamp. Al bar.
Che bello incontrare Paolino e la Miciona. Che bello avere la conferma tangibile che le persone con cui dialoghi quasi quotidianamente esistono veramente, dall’altra parte del monitor.
Che hanno tante cose interessanti da dire. Che sono contente di conoscerti.
Che bello.
Anche il negroni, non era male.

La discoteca degli umpalumpa.
Con la Cilvia, la Gine e la sua mitica amica Puttanna, a ballare in una specie di container stipato come un barile di sardine. Con tanti omini che si facevano largo tra la folla per recuperare i bicchieri vuoti, genialmente soprannominati dalla Gine umpalumpa, come i mini operai della Fabbrica di cioccolato di Roald Dahl.
Mi sono proprio divertita, a parte dopo, nella nebbia, alla ricerca di un taxi che non arrivava mai.
Ma era comunque troppo presto: quando siamo tornate a casa abbiamo trovato Marco, detto Il Brambilla, davanti alla TV che mangiava bresaola.
Oh, siete già qui a rompere i coglioni? Vi aspettavo per le cinque… 😀

A colazione dalla gazzella somala.
Dulcis in fundo, a pranzo dalla cu, che ci ha preparato una vera delizia ai carciofi.
Cara gazzella, sei sempre la mia cu preferita.

Tornando, in treno ho dormito per tutto il tempo, con Devendra Banhart sparato nell’iPod.
Camminando verso la macchina, che avevo parcheggiato in collina, ho pensato cinque cose:
quasi quasi riprendo l’eurostar e torno subito a milano
mi piacerebbe tanto avere qualcuno che mi venisse a prendere alla stazione e mi dicesse bentornata a casa
è bello camminare tutta sola nella mia città
grande, questo weekend
grazie, Cilvia.

soundtrack: My favourite things, John Coltrane

in ginocchio da te

Dunque, due ore fa, tornando dalla serata di tango interclasse, ho subito un’aggressione.
Che poi forse, più che un’aggressione, era uno scherzo.
Comunque era un’aggressione, mi sono spaventata tantissimo.
Voi direte che ne ho sempre una, però più passa il tempo, e più la vita mi sembra davvero un film.

Sono le undici e mezzo di sera.
Mi sono fermata sul viale principale del mio paese di cowboys per prendere le sigarette alla babysitter dei kids.
Lei è giovane e carina, non mi va che se ne vada in giro così di notte, tuttasola.
C’è un sacco di nebbia, e un silenzio perfetto.
Sono accucciata davanti al distributore che sto recuperando il resto.

A un certo punto abbasso lo sguardo sullo scalino davanti alle mie ginocchia, e vedo una scarpa nera, direi numero 45 (con un piede dentro, ovviamente).
Non faccio in tempo a pensare, non riesco ad alzare la testa che sento il crepitìo di una sigaretta che si spegne contro il mio orecchio sinistro.
E nello stesso momento, un getto d’acqua fredda.
Caccio un urlo (un po’ strozzato, tipo gallina) e mi alzo di scatto.
Davanti a me c’è un uomo con una dolcevita nera tirata su fino agli occhi.
Emette un grugnito e scappa via.
Corro via anch’io, ma intanto gli grido qualcosa tipo «ma vaffanculo!».

A questo punto, lui torna indietro e comincia ad inseguirmi.
Io mi caccio in macchina, lui scarta a desta e a balzelloni continua a correre nell’oscurità, facendo wowwwooowowwwoow.
In macchina mi accorgo che ho dimenticato le sigarette sullo scalino.
Torno a prenderle, anche se mi domando perché e se per caso sono diventata completamente cogliona a rischiare così.

Arrivo a casa, parcheggio e mi metto a piangere.
L’ho capito che era uno scherzo, e l’orecchio non mi fa neanche troppo male.
Ma se non fossi stata da sola, non sarebbe successo.

Il problema è che io sono sola. Sempre.
Quindi non ha senso che mi chiuda in casa.
Però: paura.
E, soprattutto, tristezza.

Ah, risparmiatevi le solite battute tipo il fumo fa male, ok?

soundtrack: Thriller, Michael Jackson

nani

Siccome non posso andare al Barcamp di Roma (per un sacco di motivi, organizzativi, economici e non), me ne vado a Milano.
Non è un ripiego 🙂
Infatti, andrò giù di bloggers, anche lì.
Quelli più "piccoli", che conosco già personalmente.
O che mi farebbe piacere conoscere.
Tutti rigorosamente autoreferenziali, eh?

Chissà che non ne venga fuori un Barcampnano.
Come un iPod, pieno di musiche tutte diverse, e tutte belle, come noi.

soundtrack: True colors, Cyndi Lauper

cuori nel deserto

Vi ricordate di Claire Bretécher, quella che faceva su Linus La pagina dei frustrati?

Ore 14.00
scuola
davanti alla macchinetta del caffè.

Io: boh, magari sto covando l’influenza, sto a pezzi…
guarda, mi sbatterei su un letto e ci resterei accucciata per tutto il pomeriggio, magari con qualcuno che mi accarezza la testa.

Dani: beh, certo che c’hai delle belle pretese.

soundtrack: Tre parole, Valeria Rossi

cinque pezzi facili

Dopo il casino che è successo oggi, mi sento abbastanza polverizzata per poter rispondere con l’umore giusto all’invito di Trudi.
Ovvero partecipare alla catena del cesso.

Non avendo una libreria in bagno (anche se in questo momento stazionano sul termosifone due copie di Tex, un Superalbo di Topolino e I segreti erotici dei grandi chef di Irvine Welsh), passo senz’altro all’opzione B.
Ovvero, cinque difetti dei quali mi vergogno un po’.
Oggi lo faccio senza vergogna.

1. non mi voglio abbastanza bene: di conseguenza fatico a credere che gli altri me ne vogliano, non mi so vendere, sono insicura, non so farmi rispettare (soprattutto dagli estranei), la mia autostima fluttua sempre dal ginocchio in giù.

2. sono un po’ fifona: per la maggior parte del tempo sono costretta a fare la coraggiosa, ma in fondo in fondo mi si sgama sempre, anche solo dal fatto che non dormo quasi mai, sono sempre preoccupata e faccio la drammatica.

3. sono impulsiva al millepermille: io lo so che devo contare fino a dieci prima di dire o di fare una cosa, ma non ci riesco mai.

4. manco totalmente di diplomazia: non so nemmeno da che parte si comincia. Magari avessi la classica faccia da poker. Invece, peggio di un libro aperto. E meno male che ogni tanto mi faccio i complimenti per aver (credo io) mantenuto un’espressione da sfinge in certe situazioni. Poi gli altri mi dicono che non era vero niente 😦

5. ed ora, dulcis in fundo, un difetto fisico (non che ne abbia uno solo, se vi dico che sono dismorfofobica… il numero cinque, ma anche il numero dieci non basterebbe, quindi vi dico il peggiore): il culo piatto. Ce l’ho sempre avuto, lo odio, non me lo posso vedere e soffro quando me lo vedono. Sulla spiaggia o al bagno turco o in piscina guardo quello delle altre, e mi contorco interiormente. Ogni tanto per consolarmi penso che anche Sigourney Weaver ce l’ha piatto, ed è comunque fichissima. Ma il problema è che io non ho tutto il resto come Sigourney Weaver.

Ora, a chi passo?
Non a Cilvia, che difetti non ne ha 🙂
Forse a Pigiama, che è un grande lettore. E che se non ha una libreria vicino al cesso, son sicura che scriverebbe un delizioso post sui propri difetti.

Ehi, Trudi, ho fatto bene i compiti? Sì?
Ok, allora posso attivarmi per cercare un nuovo lavoro.

soundtrack: Vai in Africa, Celestino!, Francesco De Gregori